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RES NOVAE et STUDII

L’AQUILA LEGIONARIA (1a parte)

Per aquila legionaria intendiamo qui l’oggetto simbolo e culto di ogni legione romana, tangibile patto sacro tra il potere centrale e i suoi soldati, oggetto venerato e portato in battaglia dall’aquilifer e gelosamente custodito da ogni legione in un apposito sacrario, e la cui perdita causava spesso lo scioglimento dell’unità, e per il cui recupero Roma era disposta a tutto.
Vedasi le trattative segrete e le pressioni esercitate sui Parti per la riconsegna delle insegne perdute dai romani nella battaglia di Carrhae in Mesopotamia nel 53 a.C. e da Marco Antonio nel 36-35 a.C., e recuperate solo nel 20 a.C. (restituzione celebrata con monete e sulla corazza della statua di Augusto di Prima Porta), o le spedizioni punitive di Germanico nel 15-16 d.C., sfociate nella battaglia di Idistavisio, che portarono al recupero delle aquile delle legioni XIX e XVIII perse nella battaglia di Teutoburgo del 9 d.C. (l’aquila della XVII fu recuperata nel 42 d.C.).
Neanche un’aquila legionaria è giunta fino a noi, per quello che ci è dato sapere.
Le uniche descrizioni tramandateci sono quelle di Cicerone (Catilinarie - Cat. I, 9, 24), e di Plinio il Vecchio (Naturalis Historia - XXXIII, 58), che ci dice che tutte le insegne erano in argento, perchè questo metallo era per la sua lucentezza visibile da lontano. Nel 45 a.C. vennero aggiunti i fulmini d’oro (Cassius Dio – xliii, 35), forse da Cesare come riconoscimento al valore delle sue legioni.
Per il resto dobbiamo basarci sull’iconografia di monete e soprattutto steli funebri e altre testimonianze su pietra.
Tralasciando dunque le numerosissime aquile di ogni foggia e materiale giunte fino a noi, aquile riprodotte quale simbologia stessa di Roma e del suo potente orgoglio e forza, proviamo qui a concentrarci sulle riproduzioni certamente pertinenti l’oggetto del presente studio, introdotta quale simbolo di ogni legione (oltre alle simbologie particolari e specifiche di ogni reparto), dalla riforma di Caio Mario del 104 a.C.

Partendo dalla stele funebre diGnaius Musius (collezione del Mittelrheinisches Landes Museum di Mainz in Germania), che nella prima metà del I secolo d.C. prestò servizio presso la Legio XIV GEMINA, notiamo l’aquila riprodotta ad ali alzate, con le stesse ali circondate da un alloro (simbolo di gloria), e stretti tra gli artigli gli strali o "fulmini" (generalmente simbolo del potere militare, li ritroviamo infatti dipinti sugli scudi dei legionari), gli stessi di cui ci informa Cassius Dio che però non ci parla del suddetto alloro.

Passiamo poi ad esaminare la stele funebre di Lucius Sertorius Firmus (collezione del Museo Maffeiano di Verona), riportanti le medesime caratteristiche della precedente: ali spiegate e fulmini tra gli artigli, ma in questo caso mancante dell’alloro notato nella stele precedente.

Esaminiamo ora altri esempi di aquile legionarie, cominciando dalle monete, nel qual campo gli esempi non mancano; da notare che l’aquila è sempre accompagnata in queste rappresentazioni da altri stendardi e insegne militari.

Andando in ordine cronologico la prima che illustriamo è un’esemplare della serie coniata da Marco Antonio per il pagamento dei suoi soldati alla vigilia della battaglia di Actium nel 31 a.C.; anche in questo caso l’aquila legionaria è riprodotta ad ali spiegate.

Sotto Traiano (98-117), ritroviamo l’aquila legionaria che,benchè voltata a sinistra, presenta le medesime caratteristiche di quella illustrata precedentemente.

Facciamo ora un salto di quasi 100 anni: sotto Settimo Severo (193-211) le monete coniate dedicate alle legioni presentano, ancora voltata a sinistra, la stessa aquila.


Asta 01/09/2005 Artemide Aste
per gentile concessione
Altri 100 anni di differenza tra l’ ultima moneta che prendiamo in considerazione, pertinente al regno Costantino I (307-337) e la precedente.Trattasi di un aureo (solido – Treviri ca. 310-313) che rappresenta l’aquila legionaria in posizione leggermente ripiegata, ma sempre ad ali spiegate, e sotto la quale sono ben delineati i fulmini;

Concludiamo la nostra breve analisi con un rilievo della colonna traiana, uno dei tanti che presenta l’aquila ad ali aperte


Aquila dell’Ass. Legio XXX Vlpia - Roma
Da queste poche e semplici osservazioni, ne conseguono due riproduzioni ipotetiche, una con alloro e una senza, che ben potrebbero rendere l’idea di come doveva presentarsi un’aquila legionaria.